FINALLY I AM NO ONE - Entrate dentro e, se vi va, leggetemi e ascoltatemi su Radio Kass (tornerà prossimamente)
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WAVES
In una intervista di qualche anno fa Wim Wenders confessò: “il rock’n’roll mi ha salvato la vita”. Certo, ancora non me la sento di poter affermare simili parole, ma ammetto che senza musica le cose non avrebbero mai avuto lo stesso buon sapore. La musica è la colonna sonora della vita. Almeno per me. Non so voi, ma già immagino le vostre risposte. Personalmente la musica mi sta dando una mano in questi giorni un pò...un pò così. Subito un esempio: sto ascoltando per l’ennesima volta “In Case We Die” degli Architecture In Helsinki (l’ho già detto in un post di qualche giorno fa, certe cotte sono dure a morire...), ne sento il bisogno. Voglio cantare “It’s Five!!!It’s, It’s Five!!!”, magari aprendo la mano davanti al pc in segno di cinque, “It’s, It’s Five!!!”. Mi sento un filino più euforico. E’ finito il cd. Ora cosa metto su? Mah, sarò monotono, un conservatore incallito, ma questi qua hanno un qualcosa in più che raramente trovo in altre band (forse Sigur Ros e Mùm?). “Waves”, “Catch The Breeze”, “Alison”, “She Calls”, queste non sono semplici canzoni, sono un dono del Signore. Perle di una bellezza quasi imbarazzante. E questo è quanto. Già odo in lontananza le sirene dell’ambulanza...quelle della neuro per entrare più nello specifico. Ah, stavo quasi per dimenticare il nome di questi “esseriumanibaciatidaldivinogenio”: Slowdive (più conservatore di così). Quindi per questa sera ho deciso ed approvato questa scaletta: Architecture In Helsinki (già terminati di ascoltare), seguita dall’antologia degli Slowdive e, prima di andare a dormire, un album a sorpresa, scelto all’ultimo secondo che mi faccia chiudere gli occhi dolcemente (c’è bisogno di rilassarsi). Ieri era stata la volta di Max Richter con il suo “The Blue Notebooks” che, citando Jukka Reverberi, è un gran maledetto perchè semplicemente “hai guidato questi archi ed il tuo maledettissimo piano dritto verso le nostre ferite aperte”. Questa sera? Chi lo sa, lo scopriremo solo vivendo
"And I, i want the world to pass. And I, i want the sun to shine" (Slowdive- Catch The Breeze)
TAKK TAKK TAKK

Certe volte è così difficile trovare delle semplici parole per raccontare un qualcosa di veramente bello. Rischi di essere banale, ovvio all’ennesima potenza. Ti senti quasi come un piccolo Mollica che incensa qualsiasi cosa incontri per la sua strada (sarebbe capace perfino di recensire positivamente un escremento“...troviamo questo escremento una vera e propria opera d’arte. Una vetta insuperabile, dove l’autore ci mostra il suo disagio nell’affrontare i problemi della vita quotidiana...”). Per questo motivo vi consiglio semplicemente di provare, almeno una volta nella vita, l’esperienza di un concerto dei Sigur Ros (certo, vi debbono piacere...sennò nisba). Ne vale la pena. Non so se questo di Firenze sia arrivato ai livelli di Roma al Cavea (forse nella capitale l’ambiente, da quanto raccontato, era un tantino più paziente nell'applaudire), ma tanto mi è bastato per considerarlo un capolavoro, un gioiello splendente di una grazia quasi innaturale ed accecante. Un ricordo che rimarrà impresso nella mia mente per sempre e che mi farà compagnia per tutta la vita, anche nei suoi momenti più brutti. Basterà soltanto tirare fuori dal cassetto un semplice passaggio (il respiro che ha chiuso il minuto di silenzio nel bel mezzo di “Viðrar vel til loftárása” o l’intera “Olsen Olsen”), o una particolare sensazione provata in quei momenti (o almeno, tendando di avvicinarla). Ho già testato questo “metodo” la notte stessa del concerto. Funziona. Se ci ripenso ancora mi viene la pelle d’oca.... tjúúú tjúúú...
Più sotto potete vedere (lo so, purtroppo in formato micro) il nuovo video dei Sigur Ros estratto da “Takk”, “Hoppipolla”.


STRANGE THINGS HAPPEN
Torno dopo alcuni giorni di riposo forzato causa computer che si è finto malato. Ebbene si, il mio pc si è inventato un problema che non esisteva, Il misfatto. Venerdì mattina lo accendo. Passano dieci minuti. Mentre stavo leggendo su di un caso di adulterio avvenuto in Germania, improvvismanete lo schermo si spenge. Mah, forse sarà saltata la corrente. Però la spia del monitor è rimasta accesa. Probabile un leggero e rpentino sbalzo di d’energia. Vado per riavviare ma...nulla. Nessun segno di vita. Riprovo...niente, caput. E’ andato. Lo porto ad aggiustare. Probabile causa dello spengimento, l’alimentatore. Già era accaduto alcuni anni fa. Passa il fine settimana. Ieri pomeriggio mi reco al negozio. Entro e le due commesse mi guardano un pò strano e mi dicono: “Il tuo pc non ha nulla, ad Alessandro (il proprietario del negozio, ndb) gli si è acceso immediatamente senza averci messo le mani”. Ottimo. Rimane comunque il mistero di quella mattinata. Mistero che tra l’altro va a braccetto con quello del dvd che tenne, alcuni mesi fa, lo stesso bislacco comportamento, fingendo un problema al lettore ottico. Che i miei elettrodomestici siano in realtà entità viventi che provano emozioni, sentimenti ed anche una certa stanchezza dovuta al loro continuo uso? Chissà. Sapete? Inizio a preoccuparmi. Che tutto questo sia solo l’inizio della ben più pericolosa e temuta rivolta delle macchine?...lo scopriremo solo sopravvivendo all’influenza aviaria...

A NEW START FOR SHOEGAZING KIDS

Ci si sveglia la mattina e si sente il bisogno di ascoltare quegli album che definisco classici (anche se avranno solo uno o due anni di vita) e rassicuranti. Perchè spesso se ne sente la mancanza dopo averli accantonati per un pò. Inizio con “Lesser Matters” dei The Radio Dept., la Svezia che nuovamente fa, musicamente parlando, capolino nella mia stanza, questa Svezia che sforna quasi a ritmo industriale gruppi prodigiosi giorno dopo giorno. Poi sarà la volta dei Giardini Di Mirò. Non riesco a decidere: metto su “Rise And Fall Of Academic Drifting” o “Punk…Not Diet”? Entrambi mi riportano in mente bei ricordi: il loro concerto (il primo album), una magnifica giornata a Roma di due anni fa (il secondo). Vabbè, vada per entrambi. Come al solito non riesco a trovare una decisione. O bianco o nero. No, è tutta una sfumatura che si mischia. Ed infine loro, quelli che continuerò sempre a non consigliarvi perchè li voglio egoisticamente solo per me. “Just For A Day”, il loro capolavoro. Troppo tempo è passato dall’ultimo passaggio nel mio stereo. Dovrò rimediare. La mattina fuori è limpida e prego per due persone a me vicine. In bocca al lupo ad entrambi.

CONSIGLI MUSICALI (PARTE 2...A QUANTO PARE QUESTA RUBRICA STA PRENDENDO PIEDE)
Adorabili. Questo è l’aggettivo che mi sento di regalare a Fride ed Anna, due giovani cugine svedesi, ovvero le Rough Bunnies. In sottofondo potete ascoltare la loro “Dance with your shadow” (per me sarebbe anche una potenziale hit). Adorabile canzoncina (ancora quest’aggettivo...quasi mi perseguita, ma non ne posso fare a meno). Cosa altro dire? La semplicità al potere. Lo-fi che più Lo-fi non si può. Sembrano amatoriali, ma poi chissenefrega. Qui un loro mini album tutto da scaricare ed ascoltare. Bedroom la loro casa discografica. Adorabili...ops, di nuovo

Un ringraziamento ad Empty per la segnalazione
IPOTETICO DIALOGO
Fermata dell'autobus
LEI: Ciao
LUI: (sorpreso) Oh, ciao
Segue imbarazzante silenzio
LUI: Prendi questo autobus?
LEI: Si
LUI: Ok, vorrà dire che prenderò il prossimo...ciao

SUBSONICA - INCANTEVOLE (REGIA: Direct 2 Brain)